Paola Palmesano logo
2026-05-23

Growth mindset: cosa funziona davvero (e cosa no)

Io sonoCrescita
Manager donna concentrata alla scrivania con laptop e notebook in un ufficio luminoso, impegnata in un lavoro strategico di pianificazione e crescita professionale

Il concetto di growth mindset ha attraversato l’ultimo decennio della divulgazione manageriale come pochi altri. Carol Dweck, psicologa della Stanford University, lo ha proposto nel 2006: la convinzione che le proprie capacità siano migliorabili attraverso impegno e strategia (growth) versus la convinzione che siano fisse (fixed). Da lì: corsi aziendali, libri, slide, claim ovunque.

Una professionista che entra oggi in un percorso di crescita ha il diritto di sapere una cosa importante: la ricerca recente ha ridimensionato in modo significativo le promesse della divulgazione, senza per questo cancellare la validità del costrutto. Capire dove sta esattamente la linea è la base per non investire tempo ed energia su strumenti sbagliati.

Il dato che ha cambiato il dibattito: la meta-analisi di Sisk del 2018

Nel 2018 Victoria Sisk e collaboratori hanno pubblicato su Psychological Science una meta-analisi su 273 effect size relativi alla relazione tra growth mindset e performance accademica. L’effect size medio è risultato r = 0.10 — molto più piccolo di quanto suggerito dalla divulgazione precedente. Una seconda meta-analisi sugli interventi di mindset ha trovato un effect size di d = 0.08 — sostanzialmente trascurabile.

Detto in modo onesto: leggere Mindset una volta, partecipare a un workshop di un giorno e ripetere a sé stessi credo nella crescita non è uno strumento sufficiente. Il mindset come singolo costrutto è troppo debole per portare il peso che gli si attribuisce.

Cosa è ancora valido nel growth mindset

Sarebbe sbagliato eliminare il costrutto. Tre elementi restano validi e supportati.

Il framing del feedback. Dare feedback orientato al processo (hai usato una buona strategia, hai persistito su questo problema) anziché al tratto (sei intelligente, sei di talento) produce effetti positivi sul comportamento successivo. Vale sia in aula sia in azienda.

L’attribuzione causale dello sforzo. La convinzione che il proprio impegno produca risultati migliori è un predittore moderato ma stabile di persistenza.

La distinzione tra entità e comportamento. Pensare alle proprie capacità come modificabili genera meno reattività difensiva agli errori e maggiore disponibilità a chiedere aiuto e a iterare — una capacità manageriale concreta.

Il costrutto più solido che il growth mindset non sostituisce: la self-efficacy

Albert Bandura ha sviluppato il costrutto di self-efficacy: la convinzione specifica e contestuale di poter portare a termine un compito definito. Quattro decenni di ricerca convergono su un dato: la self-efficacy è un predittore di performance più solido del growth mindset e dell’autostima generica.

La distinzione critica: l’autostima è una valutazione globale (vado bene come persona), la self-efficacy è specifica (sono capace di gestire questa negoziazione, di portare a termine questa presentazione). La seconda è ciò che effettivamente sposta i comportamenti.

Bandura ha identificato quattro fonti della self-efficacy: le esperienze di padronanza (completare con successo compiti graduati — la fonte più potente), il modelling vicario (vedere persone simili a sé riuscire), la persuasione verbale credibile da fonti competenti, e la gestione dello stato fisiologico.

Tradotto in pratica: la convinzione di essere capace si costruisce facendo cose graduate e tracciandone i risultati. Non si costruisce ripetendosi di essere capace.

Le tre cose che funzionano davvero

Prima cosa: costruire self-efficacy specifica per compito attraverso esperienze di padronanza graduata. Non corsi sulla leadership in astratto, ma compiti progressivi tracciati. Per una manager che vuole sviluppare la propria credibilità in board, questo significa progettare un percorso di esposizione: prima un intervento di 5 minuti, poi 15, poi una presentazione completa, poi la conduzione di una decisione strategica.

Seconda cosa: framing del feedback orientato al processo, sia ricevuto sia dato. Per chi guida team, è una leva manageriale concreta: il feedback orientato al processo è più specifico, più azionabile e riduce la difensività dell’interlocutore — una delle ragioni per cui tante conversazioni di feedback in azienda non producono cambiamento.

Terza cosa: self-compassion al posto dell’auto-affermazione positiva. La ricerca di Kristin Neff ha mostrato che riconoscere il proprio errore senza auto-svalutazione globale predice benessere e performance meglio dell’autostima generica. Per chi opera sotto pressione, è la differenza tra crollare al primo errore visibile e capitalizzarlo come dato.

Tre errori frequenti nei percorsi di crescita

Errore 1: confondere consumo di formazione con crescita. Leggere libri, accumulare attestati. Senza compiti tracciati e feedback specifico, il consumo di contenuti produce esposizione, non self-efficacy.

Errore 2: cercare il corso definitivo. La self-efficacy si costruisce per accumulo graduale di esperienze di padronanza, non per illuminazione singola. Servono cicli ripetuti, non eventi singoli.

Errore 3: lavorare solo sul mindset senza lavorare sul contesto. Per le donne in ruoli senior, il mindset individuale incontra contesti che inviano segnali contraddittori. Lavorare solo sul mindset, ignorando queste dinamiche, produce frustrazione.

Cosa portare a casa

Il growth mindset come singolo costrutto non è sufficiente: la ricerca recente lo ha dimensionato. Restano validi alcuni meccanismi — framing del feedback, attribuzione dello sforzo, modificabilità delle capacità — ma vanno integrati in un’architettura più ampia che include self-efficacy specifica e self-compassion.

Una domanda da rileggere fra sei mesi: quanto del tempo investito nella propria crescita professionale è andato in auto-affermazione motivazionale generica, e quanto in costruzione di self-efficacy specifica con compiti progressivi tracciati? La differenza tra i due piani è probabilmente la ragione per cui alcune cose si sono spostate davvero e altre sono rimaste ferme.

[@portabletext/react] Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` prop
Paola Palmesano

Unisciti al cambiamento

Un pensiero per te, ogni settimana.